Inviato da Giovanna Sedda il Mar, 10/27/2015 - 13:20

Si avvicina la festa dei morti e il web e le conversazioni tra amici hanno un nuovo protagonista: Halloween. Anche le zucche iniziano a sorridere al pensiero che fra qualche giorno saranno al centro dell'attenzione di tutti!

Al di là della tradizione celtica, anche l'Italia ha da sempre una grande attenzione per questa giornata, considerata di passaggio dal vecchio al nuovo (in base ai tempi del raccolto): si pensi solo al fatto che quasi tutte le regioni italiane hanno un dolce tipico proprio del periodo dei morti. In alcune aree la tradizione è ancora più forte, tra queste la Sardegna. La festa dei morti è qui chiamata “mortu mortu” (il morto-morto, letteralmente), "su prugadoriu" (il purgatorio), "su peti coccone" (il chiedi-pane, letteralmente),"is animas" (le anime), e in tanti altri modi a seconda della zona in cui si celebra, e presenta diverse somiglianze con la festa americana.

Come in Hallowen, i protagonisti assoluti sono i bambini, che vanno di casa in casa, in piccoli gruppi, a chiedere dolcetti. Cambia la domanda: “dolcetto o scherzetto” viene rimpiazzata da "seus benius po is animeddas" (siamo venuti per le anime, letteralmente) o "mi das fait po praxeri is animeddas" (mi date qualcosa per il bene delle anime), o ancora "carchi cosa po sas ànima" (qualcosa per le anime): qualunque sia la variante linguistica, il significato comune è la richiesta di qualcosa con cui verranno suffraggiate le anime. I bambini vengono accolti calorosamente nelle case in cui bussano e vedono riempirsi, porta dopo porta, i sacchetti che portano con sè. Il momento più felice sarà quello del ritorno a casa, in cui le buste verranno svuotate e i bambini potranno finalmente vedere il contenuto: dolci tipici, frutta secca, melograni e qualche moneta. L'indomani, poi, ci sarà il confronto tra coetanei, in una sorta di gara tra chi ha avuto più cose.

Il ruolo degli adulti non è secondario: per non farsi trovare impreparati alle richieste dei giovani questuanti, questi preparano i dolci della tradizione: papassinos, ossus de mortu, pani de sapa sono gli esempi più diffusi. Tutti dolci realizzati con ingredienti contadini e propri della stagione: uvetta, mandorle, noci e mosto. La preparazione di queste prelibatezze avviene nelle settimane precedenti e assume la forma di una sorta di grande riunione familiare itinerante (io aiuto te a casa tua, domani tu aiuti me, a casa mia ecc.). Non solo lavoro, però. Anche agli adulti non manca il momento ludico: a fine di una cena in cui si riuniscono abitualmente tutti i parenti, ci si ritrova davanti al caminetto a narrare "contos" (racconti). Il tutto a porte aperte: per tutta la giornata, infatti, le porte delle case vengono lasciate accostate (nei paesi in cui è ancora possibile) o comunque mai chiuse a chiave, affinchè i defunti possano passare a far visita ai propri cari senza trovare imepdimenti fisici. In questa visita, i morti non possono fare a meno di assaporare qualche prelibatezza fatta apposta per loro e trovano le tavole imbandite, per tutta la notte.

Naturalmente, anche nelle zone dove il senso della tradizione è forte, l'attenzione ai riti di un tempo sta diventando più debole, nonostante negli ultimi tempi si assista a un revival che porta alla contrapposizione tra tradizione nostrana e tradizione di oltreoceano, soprattutto su Internet. Qui, forum e pagine Facebook si animano con slogan del tipo "meglio su mortu mortu di Halloween”.

Che sia Halloween o "su mortu mortu", noi non perderemo l'occasione di fare festa. Con uno sguardo al passato e... uno alla tavola. Visti tutti i dolciumi citati, questa è la grande certezza!

Articoli correlati

Napoli isn't perfect, but it's magic
Nei giorni scorsi è stata molto contestata una lista del The Sun delle città più pericolose al mondo, che ha messo in lista Napoli e altre città, con tanto di legenda.
Taste de World
Sabato 28 maggio, la Scuola Internazionale Carlo Pisacane ospiterà, dalle 10 a mezzanotte, Taste de World, Festa Internazionale per musica, cibo e persone.
EcceItalia da Eataly
Dal primo marzo e fino al 31 dicembre, al secondo piano di Eataly Roma trovate una porta d'accesso ai Borghi più belli d'Italia, dove cibo e cultura formano un binomio indissolubile.