Inviato da Teresa Buono il Mer, 19/06/2019 - 00:17

A partire dal 2021 saranno vietati articoli monouso e imballaggi per fast food in plastica nell’Unione Europea. Al bando posate, piatti, cannucce, tazze in polistirolo espanso, contenitori per alimenti. Una decisione importante perché gran parte della plastica che rimane in discarica senza essere smaltita, ma soprattutto quella che finisce nell’ecosistema, proviene dagli imballaggi del cibo che troviamo nei supermercati e dagli involucri dei pasti da asporto. Così l’incremento di alcune nostre abitudini, tra cui il take away, insieme  alla mancanza di politiche di ampio respiro che si occupino non solo dello smaltimento delle plastiche ma in primis di arginarne la produzione, ha portato ad una mole di rifiuti strabordante e in continua crescita.

In Unione Europea produciamo 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno e ne ricicliamo il 30%.

La quantità globale annua di plastica utilizzata è di 396 milioni, di cui meno del 5 % viene riciclata, mentre il 40 % finisce in discarica e il resto direttamente negli ecosistemi naturali.

Secondo il rapporto del Word Wild Fund for Nature addirittura l’80% finisce negli oceani. Il che vuol dire che la destinazione nelle discariche è soltanto una soluzione provvisoria.

Rifiuti plastica

Il futuro non è proprio roseo e per evitare che spiagge da sogno e acque cristalline diventino solo un bellissimo nostalgico ricordo, è indispensabile un impegno a livello globale, non solo da parte dei governi e delle istituzioni, ma anche di tutti noi. Se nulla verrà fatto, la crescita della plastica rimarrà esponenziale, sconvolgendo l’ecosistema con le annesse ripercussioni sulla salute dell’uomo. Di questo passo nel 2030 la quantità di plastica nei mari raddoppierà (dati del WWF) e nel 2050 il suo peso supererà quello dei pesci (Relazione di Ellen MacArthur Foundation in collaborazione con World Economic Forum)

 

Come possiamo contribuire

Il nostro apporto diventa così decisivo ed è tutto racchiuso nelle piccole scelte che prendiamo ogni giorno.

Sacchetto di plastica o borsa in tessuto da riempire e svuotare innumerevoli volte per fare la spesa? Bottiglie in plastica o borraccia? Feste a casa con o senza stoviglie usa e getta? Fast food con incarti e posate che avranno un utilizzo brevissimo ma un’esistenza quasi eterna o tavole calde che mirano al riuso di piatti e bicchieri?

Realtà virtuose, che nascono nel rispetto della natura e dell’uomo, stanno prendendo piede in tutta Italia, rendendo più semplice l’idea di abbandonare le nostre corroborate abitudini.

La spesa sfusa e alla spina

Prima tra tutte la spesa, momento essenziale per eliminare a monte la grande quantità di scarti, non solo la plastica, che poi dovremo smaltire. Allora possiamo rifornirci laddove l’acquisto è rigorosamente sfuso o alla spina.

Quest'anno due negozi nostrani plastic free festeggiano un decennio di vita.

Il Negozio Leggero, nato in Italia, ha aperto anche in Francia e Svizzera, per un totale di 15 punti vendita. Come tutti i negozi plastic free, permette di trovare dei contenitori in loco ma anche di portare da casa uno proprio, pagando solo il prodotto, riducendo così costi e rifiuti da imballaggio.

Al suo decimo compleanno anche Effecorta, che sostiene i piccoli produttori del territorio. I suoi negozi li trovate nelle periferie delle città di Capannoni, Milano, Padova e Bologna. La convinzione è che non si debba necessariamente recarsi in boutique centrali e costose per acquistare del cibo di qualità, che invece dovrebbe essere alla portata di tutti. Propongono anche il delivery a emissioni zero, in bicicletta.

Ci sono poi singole realtà che puntellano la penisola.  

A Usosfuso, a Tivoli, la spesa alla spina è tutta biologica. A Pesaro c’è Pesonetto che vende solo alimenti a chilometri zero. Salendo a Cesena c’è Borgo Etico con una proposta gluten free e vegana. A Verdessenza a Torino, ci sono anche dei prodotti etici, provenienti da economia carceraria, libera e commercio equo e solidale. 

Anche alcune grandi catene di supermercati, è il caso di Crai e Auchan, si sono attrezzate con i lori reparti etici in molti dei loro punti vendita.

Nuove realtà continuano a proliferare nell’ottica della sostenibilità, e lo fanno anche grazie alla sensibilità e l'intelligenza di alcune amministrazioni pubbliche.

È il caso del comune di Ossana, in Trentino, che ha appena aggiudicato il vincitore del bando per l’apertura di un supermercato a basso impatto ambientale con sede in un immobile nel borgo del paese. Non solo la plastica è debellata e il packaging in vetro drasticamente ridotto, ma gli alimenti saranno quelli dei piccoli e medi produttori del posto, che faticano a trovare spazio nella grande distribuzione, e che dovranno trovarsi ad una distanza massima dal punto vendita di 110 km.

 

Mele biologiche

Un cena etica

Anche il mondo della ristorazione si sta trasformando permettendo di mangiare fuori casa in modo sostenibile.

Pescaria è uno dei fast food di pesce gourmet più famosi e nei suoi locali (a Polignano, Milano e Trani) ha eliminato completamente l’uso della plastica. Appena fondato, ha già conseguito l’importante certificazione Friend of the Sea, che attesta l’utilizzo della materia prima proveniente da pesca selettiva, nella tutela delle specie in pericolo, dell’habitat marino, dei lavoratori e dell’equipaggiamento utilizzato. Il tutto mantenendo prezzi accessibili.

Un cocktail plastic free dopo cena? Greenpeace Italia ha stilato una lista di 162 locali virtuosi di 10 diverse città che già hanno eliminato completamente la plastica. Molti di questi hanno adottato particolari cannucce e agitatori in rame da riutilizzare e c’è chi permette di riempire d’acqua la propria borraccia.

Possiamo dire che tutto il paese, dalle periferie e alla città, risponde al richiamo di un ecosistema in crisi prima ancora che le leggi entrino in vigore: a noi non resta che accogliere la sfida di un futuro sostenibile per noi stessi e le prossime generazioni.

 

 

 

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