Inviato da Davide Arnesano il Ven, 06/14/2013 - 12:30

Photography by Giulio Riotta

Oggi più di ieri l'espressione "mangiare con gli occhi" assume un significato letterale: una nuova estetica del cibo rimbalza da Pinterest a Instagram, fino a Facebook e Twitter. Inevitabilmente, gli operatori del settore devono adeguarsi e imparare a comunicare per immagini. Ne abbiamo parlato con Giulio Riotta: fotografo free-lance classe '86, natura sicula e vocazione cosmopolita, Giulio ha lavorato con più di 80 ristoranti a Roma e nel Lazio, armato di reflex, creatività e pazienza!

Silvia: Come sei approdato alla fotografia di ristoranti e cibo? 

Giulio Riotta - Food PhotographerGiulio: L’esordio ufficiale nella fotografia food è avvenuto con Cibando, un paio di anni fa. Di certo le mie origini siciliane in questo mi hanno garantito un ottimo background: la fame è una componente costante della mia vita.  Per fotografare il cibo cerco di scrutare i particolari, esaltare le composizioni e invogliare all’assaggio. I piatti ti parlano, e per poterli ascoltare non si deve mai arrivare sul set a stomaco pieno. Ma il cibo non è solo estetica, chiaramente. Fotografando il cibo racconto la professionalità di chi produce e la passione di chi realizza.

Silvia: E a proposito di racconto, mi viene in mente il tuo progetto Cucina Lia un foodblog che ci fa entrare nella cucina de La Patti? 

Giulio: Cucina Lia è un blog di cucina ‘a gestione familiare’, gestito da me e Lucia Lupini. Protagonista è La Patti, impiegata pluripremiata delle Poste Italiane che nel week end veste i panni di esperta sfoglina. Ogni domenica, ritrovandomi ospite alla sua tavola, osservavo la sua capacità di sfornare ordinariamente nuove ricette, coniugando ingredienti di qualità ad un’infinita pazienza. Quale migliore occasione per dar vita ad un nuovo progetto?

Photography by Giulio Riotta

Silvia: Secondo un recente articolo di foodstalkers, le fotografie non professionali del cibo sono uno dei peggiori cinque errori che si possano fare nel settore... eppure parlando con te mi è parso che non sia semplicissimo far capire ai ristoratori questo concetto abbastanza ovvio. Ci racconti la tua crociata per la cultura dell'immagine?

Giulio: Quando ho iniziato a fare questo lavoro pensavo sarebbe stato tutto molto più semplice, ma sbagliavo. Più che mai oggi è indispensabile comunicare velocemente e in modo efficace. In tal senso non c’è niente di meglio di una fotografia. Purtroppo però buona parte dei ristoratori non sembra capirlo, anzi. Non solo non si investe adeguatamente nella fotografia, ma si finisce per investire nei fotografi della domenica, cioè gli appassionati con una reflex. I quali non solo realizzeranno immagini non adeguate agli standard del settore, ma finiranno per danneggiare l’immagine del ristorante. E allora dico: perché investire in ingredienti di qualità, estetica del ristorante, bei menù, personale con esperienza e poi perdersi scegliendo un fotografo amatoriale?

Silvia: Ti vengono in mente alcuni casi di pessime foto usate a scopo pubblicitario? 

Giulio: Non voglio fare nomi, ma un buon 80% del materiale presente su Internet è prodotto amatorialmente. Non a caso chi sceglie la comunicazione lavora, e anche bene. Uno su tutti a Roma il Porto Fluviale. 

Silvia: Sicuramente una delle cose più affascinanti e innovative che fai è la realizzazione delle fotografie dei locali come fotografo certificato Google. Ci vuoi raccontare di cosa si tratta?

Giulio: Un anno fa Google mi ha scelto per esordire in Italia, e precisamente a Roma, con il servizio Google Business Photos. Il servizio di StreetView di Google si è evoluto: adesso ci permette di entrare dentro i ristoranti, pub, alberghi, etc. I virtualtour esistono da anni, ma mai come adesso, grazie a Google, sono alla portata di tutti. Per capire di cosa si consiglio di sbirciare dentro il T-Bone Station e il Baccano, entrambi a Roma.

Photography by Giulio Riotta

Silvia: Qual è il miglior modo per valorizzare la propria attività attraverso le immagini nel settore food? Quali consigli daresti a chi non sa proprio da dove iniziare? 

Giulio: Sicuramente in questo momento il miglior modo per diffondere il proprio verbo sono i social network (Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram). In questo senso le immagini possono essere un veicolo comunicativo incredibile. Condivisione dopo condivisione vi ritroverete ad aver creato un passaparola, generato dalle vostre fotografie, e cioé pubblicità a basso costo. Dimenticatevi la locandina sul quotidiano, la pagina sul magazine o le pagine bianche. Il futuro è Internet.

Articoli correlati

Instagramers a colazione
Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è instagrammabile
Anglicismi gastronomici
Qualche giorno fa L'Accademia della Crusca ha lanciato i suoi strali su tutti quei termini anglofoni che hanno colonizzato i discorsi aziendali e quelli accademici. E che dire del mondo del cibo?
Food photography
Oltre alle alle app più adatte a fotografare il cibo, nella cassetta degli attrezzi di ogni foodie che si rispetti non può mancare la conoscenza del linguaggio necessario a comunicare con i propri simili.