Inviato da Chiara Macchiarulo il Mar, 06/28/2016 - 09:00

Se c'è una cosa a cui la mia anima foodie non sa assolutamente resistere è la food art. In particolare, vado matta per tutto ciò che sembra altro ma non è, perché è cibo, quindi commestibile. Qualche tempo fa vi avevo parlato di alcuni estrosi genitori che, per risolvere in modo originale i problemi di inappetenza dei propri figli, sono diventati dei veri e propri food artist, realizzando piatti coloratissimi per stuzzicare gli occhi e il palato.

Oggi vi racconto VisualFood, progetto 100% made in Italy nato da un'idea di Rita Loccisano. Di VisualFood mi ha colpita soprattutto un aspetto: ogni elemento decorativo utilizzato per le creazioni deve essere commestibile. Come leggiamo sul sito, lo scopo di VisualFood è "creare delle storie e delle combinazioni di sapori e colori ma con il principale scopo di mangiarle tutte". Insomma, ok la creatività, ma anche lo stomaco - oltre che l'occhio - vuole la sua parte!

Incuriosita, divertita e desiderosa di saperne di più, ho fatto quattro chiacchiere con Rita, subito disponibile ed entusiasta di parlarmi del suo progetto.

Chiara Come è nato il progetto VisualFood? Come si è evoluto?

Rita VisualFood è nato dalla mia passione per la presentazione del cibo. Qualche anno fa avevo un piccolo blog, A mouse on the table, su cui pubblicavo videolezioni e tutorial di food art. Spontaneamente si è creata una piccola community, e sono arrivate le prime richieste di corsi da tutta Italia. Sapevo esattamente cosa volevo comunicare e in quale nicchia volevo posizionarmi: avevo fatto uno studio approfondito della situazione. In quel periodo (era il 2010) cominciava a diffondersi sul web l'interesse per la cucina, e cominciavano a nascere tanti blog sull'argomento, la maggior parte dei quali utilizzavano foto tutorial. La scelta dei video è stata un modo per differenziarsi dagli altri. Ho subito registrato il marchio VisualFood, ho iniziato con i corsi un po' in tutta Italia, ho scritto il primo libro, e poi sono entrata in un incubatore di imprese a Modena, Knowbel. La mia idea è stata fin da subito quella di creare qualcosa di grande, qualcosa che diventasse una moda, che si diffondesse, un po' come stava accadendo per il cake design...

Chiara Ho notato che alla base del progetto c'è una grande attenzione alla condivisione delle idee. Sul sito c'è una sezione dedicata alle creazioni del pubblico. Insomma, la community sembra fondamentale.

Rita Sì, l'idea era di creare una disciplina che si diffondesse tra gli appassionati, e poi quando col mio socio abbiamo deciso di creare una società, il progetto si è ulteriormente evoluto, poiché grazie alle sue competenze siamo riusciti a renderlo più scalabile. Ora siamo una vera e propria squadra, e lavoriamo tutti i giorni per lo sviluppo e la diffusione del marchio. Da questo lavoro è nata l'idea della community dei VisualFoodist - VisualFood specialist. I VisualFoodist sono persone formate da noi - docenti, consulenti -, che operano sul territorio: al momento abbiamo 55 VisualFoodist, dalla Val d'Aosta alla Sicilia e 4 anche all'estero. Oltre agli appassionati, ultimamente VisualFood sta lavorando molto di più con professionisti: ristoratori, gastronomie, ecc. A settembre partiremo con una sperimentazione in un ristorante milanese, che sarà il primo in cui verrà servito un menù interamente VisualFood.  

Chiara Dalle sue parole traspare una grande passione per il suo lavoro: non solo le piace, è evidente che si diverte! 

Rita Certo, assolutamente. Deve essere così! Lo scopo è quello di portare bellezza, indipendentemente dall'ambito, sia personale sia professionale. Sono tanti i motivi per cui è importante aggiungere bellezza ai piatti. Primo tra tutti, il fatto che l'occhio è il primo che percepisce il cibo, e se lo fa in modo positivo anche il giudizio degli altri sensi è più verosimile che sia buono. Quante volte abbiamo detto o sentito dire di un piatto: sì, era buono, ma... La vista è l'unico dei sensi che ha memoria: è molto più difficile ricordare il sapore, il profumo di un cibo. Quello che ci ricorderemo e racconteremo è, molto più verosimilmente, l'aspetto di quel cibo, la presentazione. Oggi la presentazione è fondamentale, anche perché il pubblico è molto più esigente, più preparato: si pensi al fiorire di programmi televisivi a tema.

Chiara Di VisualFood mi colpisce l'attenzione al cibo, inteso non esclusivamente come elemento decorativo, ma anche e soprattutto come alimento. Da piccoli ci hanno insegnato che non si gioca col cibo, e se lei lo fa è solo perché ha in mente di mangiarlo. Come mai ha deciso di porre l'accento su questo aspetto?

Rita Proprio questa è l'innovazione di VisualFood rispetto ad altri tipi di food art. Basti pensare all'intaglio di frutta e verdura: è una pratica in uso sin dal Medioevo, ma si è sempre data la precedenza all'aspetto decorativo. A farne uso erano le classi più ricche, con maggiore disponibilità di cibo e nessuna preoccupazione di buttarlo. Oggi abbiamo una maggiore etica e ci risulta più difficile accettare tanto spreco. Era necessaria un'innovazione, senza rinunciare alla ricerca del bello ma cercando un equilibrio. D'altra parte, troppa bellezza può diventare anche un ostacolo: molte persone, per esempio, davanti al bouquet di tramezzini si trovano in imbarazzo, non viene loro spontaneo mangiarlo, come per una sorta di rispetto del lavoro che è stato necessario a realizzarlo.

Chiara Qual è stata la creazione che si è divertita maggiormente a realizzare?

Rita Un'orchidea di patatine, quelle in busta, già pronte. Se ci pensa, la forma delle patatine in busta ricorda quella dei petali delle orchidee: forme ricurve, che ricordano i movimenti dei petali. Mi sono ingegnata a trovare un modo per tenerle insieme e formare dei fiori, e non ho creato solo orchidee. Ho usato diverse varietà di patatine, da quelle rigate a quelle light, a seconda dei fiori che volevo riprodurre. Utilizzando le patatine bianche - quelle simili alle nuvole di drago, ha presente? - ho realizzato una peonia, e per completare l'opera al centro ho messo una crema di formaggi, perché ogni elemento deve essere commestibile. È un piatto molto pratico, ideale per gli aperitivi, gustoso e facile da "smontare". Enzo Mari diceva che nel vero design la forma sposa la funzione, e questo è un principio che cerco sempre di tener presente quando realizzo le mie creazioni. 

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