Nel mondo di oggi si sa, l’immagine conta, ma siamo sicuri che il concetto di instagrammabilità sia sufficiente? I clienti cercano autenticità, storie interessanti, intrattenimento, emozione ma anche la risoluzione a un loro problema, la risposta a una domanda o curiosità.
Cosa vogliono vedere sui social, veramente?
Quanto conta avere il coraggio di esporsi su certe tematiche?
Cerchiamo di capire insieme cosa le persone si aspettano realmente dai profili social delle attività.
Non fraintendeteci: presentare la propria attività sui social con una foto ben fatta, studiata dal punto di vista compositivo e curata dal punto di vista della post produzione o della scelta dei props o dello styling, è un fattore importante capace di attirare l'attenzione anche quando la velocità di scrolling dell'utente medio sembra aumentare in maniera esponenziale. Ma una bella immagine senza contenuti, incapace di comunicare al proprio target o ancora peggio vuota di contenuti che abbiano un senso e un valore per rappresentare quello specifico progetto, rischia di diventare un'immagine assolutamente inutile.
Insomma, nel 2025 l’immagine è ancora la prima cosa ad attirare l’attenzione ma oggi i consumatori vogliono essere coinvolti in modo più profondo e significativo.
La domanda è: come possiamo rispondere a questa esigenza?
Con autenticità: le persone vogliono interagire con brand autentici, capaci di mostrare anche il lato imperfetto e il dietro le quinte. Raccontare (anche) storie meno patinate, con genuinità e immediatezza, il più delle volte premia.
Parlare di esperienza, non solo di prodotto: lo schermo in questo caso diventa il viatico ideale per lo storytelling. Includere contenuti che narrano la preparazione di un piatto, l’atmosfera in cucina o la partecipazione dello staff aumenta empatia e curiosità. “Di te mi posso fidare”, sembra dirci l’utente che, ricordiamolo, prima di decidere se e dove andare a cena fuori, dal suo smartphone si informa e indaga.
Un esempio vincente è @borgocampiglia il profilo di un piccolo bistrot in uno dei più affascinanti borghi toscani che, in continuo dialogo digitale con il suo proprietario, Enrico Caneschi, riesce a portare avanti un racconto sì strutturato, ma anche autentico, calato nella propria realtà, veicolando sentimenti di empatia, fiducia e vicinanza, mostrando volti, emozioni e momenti di vita vissuta all'interno del suo ristorante.

E ancora, nel profilo della ravioleria e bistrot @sohodumplingclub il richiamo alla più autentica tradizione cinese, lo storytelling che insiste sull'artigianalità e sul fatto a mano, non fanno che rimarcare da un punto di vista puramente visivo la storia dei due fondatori, Simone Tsang e la moglie, approdati nella Capitale nella seconda metà degli anni Novanta, quando Hong Kong da colonia britannica passa sotto la Repubblica Popolare Cinese.

Contenuti di valore: Un post, una storia, un reel ha valore quando arricchisce, anche solo per pochi secondi, la permanenza digitale sui social di un utente. Su questo valore si proietta più o meno inconsciamente un giudizio (o pregiudizio) finale da parte di chi ne fruisce. Inoltre, sempre più consumatori si preoccupano di ciò che un brand rappresenta. Se la loro scala valoriale lo consente, anche i brand devono farsi carico di cause sociali, come la sostenibilità, la diversità o l’uguaglianza. La cosa difficile è farlo con coerenza e intelligenza, scegliendo con cura le cose da dire senza stravolgere né l’importanza del messaggio, né il fine ultimo (di vendita) dell’attività.
Il desiderio di connettersi e di sentirsi partecipi di qualcosa travalica dunque la forma, cercando molto nella sostanza.
Il like, il commento, la condivisioni, sono preziosi segnali di partecipazione che richiedono più di una bella foto. Se la tua presenza digitale non sta ancora rispondendo a queste esigenze, è il momento di rivedere la tua strategia social, contattando B-eat Digital Kitchen!
Non è mai troppo tardi per cominciare!
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