Inviato da Maria Silvia Sanna il Lun, 09/15/2014 - 07:14

Carlo Petrini diceva: "Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio."  Condividiamo questa sensibilità, ma sappiamo che fare la spesa in città significa spesso rinunciare al benché minimo legame con chi produce il cibo. Eppure si parla da molto tempo di filiera corta e di come sia possibile farla arrivare in città: lo hanno fatto i GAS, lo fanno alcuni produttori in maniera autonoma e ora lo fa il web, sfruttando il potenziale di Internet e social media. Kalulu nasce con questa missione: accorciare il percorso che dalla campagna arriva alla tavola, rendendolo a portata di click con la logica del gruppo d'acquisto.

Ho intervistato l'ideatore di Kalulu, Emanuel Sabene, quando gli fosse venuta questa idea...

C'è una data esatta, cioè il 13 Aprile del 2008, giorno in cui venne trasmessa una puntata di Report dal titolo "Buon Appetito!", che raccontava senza sconti le logiche distorte che portano sulla tavola il cibo che consumiamo tutti i giorni. Quel giorno, l'idea di Kalulu nasce sui titoli di coda: aggregare la domanda, accorciare la filiera fino ad eliminare tutti gli intermediari. Si può fare, dobbiamo provarci. Io e i miei soci credevamo e crediamo fermamente che l'unica garanzia di un cibo davvero sano, sostenibile ed equo (per tutti) venga dal rapporto diretto tra chi produce e chi consuma, senza frigoriferi, magazzini, imballaggi, camion, mercanti. C'è voluto tanto, dal 2008 al 2014. Abbiamo fatto tutto con le nostre forze, senza aiuti, sovvenzioni, finanziamenti, padrini. Ma adesso siamo qui per rimanere, e i nostri utenti e i nostri produttori ci hanno già fatto capire con forza che la pensano proprio come noi.

Io quasi mi commuovo solo a sentire questa storia, ma continuo: quali sono le vostre garanzie per l’acquisto nei confronti dei produttori da una parte e dei consumatori dall’altra? 

Noi visitiamo personalmente i nostri produttori e siamo i primi ad assaggiare quello che producono, ma la migliore garanzia la offrono i nostri consumatori, sempre attenti nel commentare ogni consegna. Il nostro staff raccoglie continuamente tutti i feedback e li gestisce opportunamente. Raccogliamo feedback anche dai produttori, in modo di poter segnalare gli utenti meno affidabili.

Come selezionate i produttori? Ci sono criteri di qualità che fanno da filtro all’ingresso nella piattaforma di un nuovo produttore? 

No, non ci sono criteri particolari, Kalulu è una piattaforma aperta e l'iscrizione come produttore è libera e gratuita. Il nostro staff verifica puntualmente la correttezza di tutte le informazioni riportate dal produttore prima di approvare la pagina. Sono i nostri utenti a scegliere da chi comprare, come è giusto che sia.

Mentre tutti pubblicano la solita informativa sulla privacy, voi avete scelto di mettere in bella vista una più poetica “Promessa della privacy”. Credete che la trasparenza sull’uso dei dati sia un problema molto sentito da chi acquista online? 

Di più. Noi, come molti altri, siamo stanchi di come i nostri dati personali vengano sfruttati per i fini più oscuri e crediamo che sia davvero ora di pretendere da tutti i servizi che usiamo un trattamento che rispetti la dignità delle persone.

Esistono altri progetti italiani simili al vostro, qual è il valore aggiunto che differenzia Kalulu dalla concorrenza?

Non scherziamo. Kalulu non è una semplice vetrina a pagamento e non è di certo una nuova centrale web della logistica con celle frigorifere e furgoni, come altri progetti "simili" che non fanno altro che replicare il modello fallimentare della grande distribuzione. Kalulu è una declinazione tecnologica, robusta e non utopica del gruppo di acquisto solidale. Noi aggreghiamo dinamicamente la domanda dei nostri utenti e creiamo opportunità di offerta per i nostri produttori. In altre parole mettiamo a disposizione di tutti la tecnologia necessaria per rompere la logica della grande distribuzione e tornare alla tradizione antica del contadino che si reca nella città più vicina con i prodotti della terra raccolti al mattino presto. E questo non lo fa nessuno.

Se la pensate come Emanuel, almeno un po', non vi resta che testare come me la piattaforma, iscrivendovi a Kalulu. Dovete sapere che alla fine dell'intervista io avevo un sorriso enorme: la sfida di Kalulu è davvero impegnativa, ma il numero di persone e aziende già iscritte alla piattaforma dimostra che davvero, come gridò Dottor Frankenstein qualche anno fa: "Si - può - fare!". E non è poco.

Articoli correlati

Fuudly
Noi italiani siamo per definizione delle buone forchette e siamo anche molto social: non è un caso che Fuudly, il social network completamente dedicato al cibo, sia nato proprio a Milano.
Food chatbot
Su Facebook Messenger sbarcano i chatbot. Abbiamo selezionato per voi qualche interessante applicazione nel food&beverage di questa novità futuristica.
digital hi-tech menù
Che succede al menù tradizionale se va oltre il supporto cartaceo? Succede che ordinare diventa un'esperienza interattiva o persino di intrattenimento.